L’inconfondibile cavallo Appaloosa

Scritto da Sabrina Quente
cavallo Appaloosa

Impossibile confondere il cavallo Appaloosa, grazie al suo mantello a macchie, agli occhi contornati di bianco e agli zoccoli striati.

Quando si pensa al cavallo Appaloosa la mente richiama subito gli Indiani d’America. Tuttavia, oltre alle avvincenti origini, questo cavallo maculato ha varie caratteristiche altrettanto speciali.

Scopriamo insieme questa razza fantastica, così amata sia per gli sport equestri che semplicemente come inseparabile amico.

L’aspetto del cavallo Appaloosa

Il cavallo Appaloosa è un cavallo a sangue caldo dalla corporatura atletica e muscolosa, con un’altezza al garrese tra 1,42 e 1,62 metri.

La linea dorso-lombare corta e dritta, la groppa rotonda e il torace profondo sono la solida base di questo cavallo forte e robusto.

Il profilo è rettilineo e raffinato, le orecchie, di media grandezza, sono corte e appuntite e gli occhi sono particolarmente distanziati tra loro.

Tre sono tuttavia le peculiarità che rendono impossibile non notare un cavallo Appaloosa:

  • iride circondata da fondo oculare bianco (come l’occhio umano)
  • mantello maculato, anche su aree prive di pelo
  • zoccoli striati

Le diverse colorazioni del cavallo Appaloosa

Quando si ammira un cavallo Appaloosa, ciò che salta subito agli occhi è il suo sorprendente mantello. Non solo per le inconfondibili macchie, ma per la varietà delle combinazioni di colore: esistono infatti 7 tipologie di mantello, su addirittura 14 colori di base.

Bisogna ammettere, tuttavia, che la determinazione del colore di base è una vera sfida: questo perché la designazione del colore di un cavallo non sempre corrisponde al colore predominante sul mantello.

Talvolta infatti anche la colorazione della testa, delle zampe o perfino del pelo presente nella parte finale della zampa, sopra gli zoccoli, può essere decisiva per determinare il colore di base.

A complicare ulteriormente le cose, le macchie presenti sulla pelle non sempre corrispondono a quelle sul mantello.

A proposito di macchie: la maggior parte degli Appaloosa presenta il caratteristico mantello maculato, totalmente o in parte, ma lo standard di razza prevede anche mantelli a tinta unita, tecnicamente definiti “solidi”, o la cosiddetta tipologia “Blanket”, che come suggerisce il nome sembra indossare una “coperta” totalmente bianca o maculata sulla groppa e su parte del dorso.

Ad eccezione del colore del mantello equino conosciuto come grigio, lo standard di razza ammette tutti i colori.

AIl cavallo Appaloosa è considerato un animale particolarmente amichevole e tranquillo.

Un amico su cui poter contare

Chi possiede un Appaloosa ha al suo fianco un compagno affidabile e tranquillo: contrariamente al suo aspetto così appariscente, colorato e vivace, il carattere di questo cavallo è infatti assolutamente pacato ed equilibrato.

Nonostante questo temperamento pacifico, è un animale molto attivo, atletico, robusto e resistente.

Questa versatilità, unita al legame che riesce ad instaurare con l’uomo, lo rende molto apprezzato anche come dai bambini.

Estremamente intelligente e aperto nei confronti delle persone, è molto curioso, impara molto in fretta e si lascia addestrare volentieri, anche a svolgere alcuni esercizi.

Un cavallo pieno di doti e qualità

Guardando un Appaloosa non si può fare a meno di pensare ai famosi film western di un tempo.

Questa razza possiede il cosiddetto cow sense, ossia la particolare sensibilità che permette di guidare e gestire mandrie di vitelli prevedendo e anticipando lo spostamento di un singolo animale o della mandria intera.

Solitamente si ricollega questo istinto al Quarter Horse, ma anche il cavallo Appaloosa possiede un talento innato con il bestiame ed è in grado di gestirlo in modo assolutamente autonomo.

Ecco perché è l’ideale per tutte le discipline della monta americana, ma è altrettanto adatto come cavallo da competizione in altri sport o da passeggiata.

Grazie al carattere amichevole e rilassato, è molto apprezzato anche per allietare il tempo libero di tutta la famiglia.

Come allevare correttamente un Appaloosa?

Che si tratti di esemplari purosangue, a sangue caldo o a sangue freddo: per essere felice, un cavallo ha bisogno di molto spazio e altrettanto contatto sociale e umano.

L’Appaloosa non fa eccezione: ha bisogno di muoversi, di giocare con gli altri cavalli e di mangiare tutte le volte che ne sente il bisogno.

Per questo motivo molti allevatori cercano di allevare questa razza nel modo più naturale possibile, rispettando quindi le sue esigenze e le sue caratteristiche primordiali.

Il modo più semplice per allevare un cavallo Appaloosa nel rispetto dei suoi bisogni è quello di tenerlo in una stalla all’aperto, e non all’interno di un singolo box, separato dai suoi amici.

Se vuoi farlo sentire completamente a suo agio, fai in modo che il tuo Appaloosa abbia un luogo in cui trovare sempre riparo dal calore eccessivo così come dalle intemperie.

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Come fare contento il tuo Appaloosa a tavola

Gli Appaloosa sono originari degli Stati Uniti, dove vivevano principalmente in ambienti caratterizzati da canyon, altipiani e steppe brulle, luoghi con un’offerta alimentare particolarmente scarsa.

Questo ha permesso al cavallo Appaloosa di sviluppare un’ottima capacità digestiva e di assimilazione dei vari nutrienti.

Attenzione a non somministrare troppi carboidrati, mentre nella stalla del tuo Appaloosa non devono mai mancare foraggio come fieno e paglia e acqua fresca a volontà.

Grazie ai complementi alimentari disponibili in commercio potrai inoltre assicurarti che il cavallo riceva la giusta quantità di minerali, vitamine e oligoelementi.

Non esagerare, invece, con gli snack. Se desideri premiare il tuo cavallo Appaloosa con una ricompensa ogni tanto ma giustamente ci tieni alla qualità della sua alimentazione, puoi provare a preparare degli ottimi biscotti per cavalli fatti in casa.

Esistono malattie tipiche di questa razza?

Abbiamo visto che quella dell’Appaloosa è una razza piuttosto robusta, tuttavia i passati incroci con altre razze hanno aumentato la predisposizione ad alcune malattie ereditarie.

Al giorno d’oggi gli allevatori hanno un ruolo fondamentale nel mantenere la salute di questa fantastica razza: sottoponendo i propri esemplari a test genetici è possibile individuare la presenza di determinate patologie e di escludere di conseguenza i soggetti malati dalla linea riproduttiva.

Tra le malattie più frequenti che possono colpire il cavallo Appaloosa ricordiamo:

  • Malattie muscolari genetiche
  • Rabdomiolisi da sforzo (RER)
  • Miopatia da accumulo di polisccaridi (PSSM)
  • Una malattia metabolica conosciuta come Paralisi periodica iperkaliemica (HYPP)
  • L’emeralopia, altresì conosciuta come cecità notturna.

Quanto invecchiano i cavalli Appaloosa?

L’aspettativa di vita di un cavallo Appaloosa è in media di circa 25-30 anni. Prendersi cura con amore e attenzione del cavallo, seguendo come prima regola una dieta bilanciata, ti garantirà di trascorrere molti anni meravigliosi insieme.

Dove posso trovare un cavallo Appaloosa?

Se il cavallo degli Indiani ti ha conquistato per il suo mantello a dir poco unico e al temperamento pacifico e socievole, non ti resta che rivolgerti ad un allevatore ufficiale o cercare un rivenditore privato.

In entrambi i casi, devi pretendere che il cavallo venga consegnato con la documentazione completa, anche in merito al pedigree.

Gli Appaloosa purosangue ricevono i loro documenti direttamente dall’Appaloosa Horse Club negli Stati Uniti, nelle varie rappresentanze nazionali. In Italia, puoi provare a rivolgerti all’

Quanto può costare un esemplare di cavallo Appaloosa?

Come accade per la maggior parte delle razze di cavalli, il prezzo di un Appaloosa varia notevolmente in base a fattori quali l’età e il pedigree.

In genere un cavallo Appaloosa costa in media 3000 – 4000 euro, cifra che può anche salire di parecchio.

Origini: il cavallo degli Indiani

Il cavallo Appaloosa deve la popolarità di cui gode negli Stati Uniti agli spagnoli e agli indiani.

Furono probabilmente i coloni spagnoli a portare alcuni esemplari di cavallo maculato in Messico, intorno al 1500.

Da questo Paese, il cavallo Appaloosa è entrato negli Stati Uniti con le popolazioni indiane dell’epoca: in quello che oggi è lo Stato di Idaho, la tribù dei Nimiipu, meglio noti come “nasi forati” o con l’equivalente francese “Nez Percés”, iniziò un allevamento selettivo dei soli esemplari Tiger, dando così il via all’allevamento sistematico di questa affascinante razza.

Fu solo verso la fine del XIX secolo, che alcuni agricoltori scoprirono i cavalli maculati di un indiano Nimiipu che viveva vicino al fiume Palouse.

Proprio in onore del fiume in cui fu notato questo inconfondibile destriero, il cavallo venne denominato “palousesys”, nome successivamente trasformatosi nell’Appaloosa che tutti conosciamo.

La tragedia dello Snake River

Purtroppo ad un certo punto la tribù dei Nimiipu si trovò a dover scappare dalle popolazioni bianche che li perseguitavano e nell’attraversamento del fiume Snake perse gran parte della propria mandria di Appaloosa.

Dopo questa tragedia, a partire dal 1938 con la fondazione dell’Appaloosa Horse Club, l’allevamento di questi fantastici cavalli proseguì con ancora più costanza e determinazione grazie ai discendenti dei pochi esemplari sopravvissuti, considerati gli antenati del cavallo Appaloosa oggi famoso in tutto il mondo.

Dal 1938, sono stati registrati infatti oltre 700.000 esemplari di cavallo Appaloosa.

In conclusione: unico, sotto ogni aspetto

Nonostante la tragica vicenda che ne ha caratterizzato la storia, la razza del cavallo indiano è riuscita ad entrare nel cuore della maggior parte degli amanti dei cavalli.

Negli Stati Uniti l’Appaloosa è una star e anche in Europa può vantare un discreto fan club, soprattutto tra gli estimatori della monta americana.

Questo bellissimo cavallo rimane impresso per il mantello dalle mille sfumature e ispira fiducia grazie al carattere così calmo e rilassato.


Sabrina Quente
Profilbild von zooplus Magazin Autorin Sabrina Quente

Da che ho memoria, gli animali sono sempre stati i miei compagni di vita: praticamente non c'è una mia foto da bambina in cui io non abbia un pappagallino sulla testa o un gatto acciambellato sulle gambe. Da più di dieci anni scrivo come editore su vari argomenti che spaziano dall'assicurazione sanitaria alla vita insieme ai gatti. Al mio fianco ho sempre lei, la mia micia Mimì: è la migliore fonte di ispirazione possibile e soprattutto sa quando è il momento di prendersi una pausa dalla scrittura.


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