L’istinto di caccia nel gatto

gatto che gioca con un gerbillo

gatto che gioca con un gerbillo che cammina sul tavolo.

L’istinto del cacciatore

Stare in agguato, avvicinarsi di soppiatto, inseguire, uccidere e divorare. A questa sequenza di azioni si assiste solo se il gatto è davvero affamato. Il felino di casa generalmente preferisce far trovare al proprio padrone la sua preda mezza morta sul tappeto.

Tecniche di caccia

In natura il gatto inizia andando in cerca della preda nella propria riserva di caccia. Dopo un po' di tempo sceglie un luogo che reputa promettente e aspetta pazientemente. Una volta individuata una preda, si avvicina di soppiatto. Utilizzando ogni nascondiglio disponibile, si avvicina sino a pochi metri di distanza e si mette in agguato. Seguendo ogni movimento con lo sguardo, le zampe posteriori si flettono lentamente all’indietro e in un attimo la posta è finita: con la coda dritta e tesa all’indietro il gatto balza in avanti facendo uno o più salti.

L’importanza del salto

Il balzo viene calcolato in modo che le zampe posteriori possano arrestare il salto appoggiando per prime per terra, mentre quelle anteriori devono agguantare la preda. In questo modo il gatto riesce reagire ai movimenti che la preda fa per scansarsi mentre è ancora in aria e a prendere la direzione giusta con la parte anteriore del corpo. Con un salto dall’alto raggiunge la preda molto da vicino e riesce ad afferrarla più velocemente. In questo caso non ha bisogno di colpirla con la zampa, ma la afferra rapidamente con gli artigli.

Le piccole prede vengono catturate direttamente con i denti, anche se spesso il gatto le blocca anche con una zampa. Non di rado il gatto lascia scappare la sua preda per inseguirla di nuovo. Dopo tutto questo cacciare, spesso la fame è diminuita talmente tanto che il gatto abbandona la preda. Oppure la prende in bocca e la porta in un nascondiglio sicuro, o, ancora, la regala al proprio padrone, il quale però non sa che farsene.

 

Articolo di Didi Thormann

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