Le linee guida per l’allevatore di gatti

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Alcuni appassionati di gatti vorrebbero diventare loro stessi allevatori, dedicandosi ad esempio ai bellissimi Maine Coon (nella foto).

Sei innamorato di una determinata razza felina e stai pensando di allevarne tu stesso alcuni esemplari? A prima vista sembra proprio una buona idea. Tuttavia, è importante che gli aspiranti allevatori di gatti siano consapevoli di cosa li attende. Non sono necessarie solo buone conoscenze di genetica: anche gli aspetti finanziari e le implicazioni di carattere legale hanno un certo peso, quando ci si dedica all’allevamento di animali domestici. In questo articolo abbiamo quindi riassunto per te i punti fondamentali, ossia le linee guida che un allevatore di gatti deve tenere presente.

Chiunque può diventare allevatore?

In linea di principio, "allevatore di gatti" non è una professione definita in termini di legge. Questo significa che chiunque può decidere di far accoppiare due gatti, anche privi di pedigree, e definirsi di conseguenza un "allevatore".

Dal punto di vista della sua serietà professionale, l'appartenenza di un professionista di questo ambito ad una associazione felina riconosciuta offre una garanzia maggiore rispetto al suo semplice definirsi “un allevatore”. I membri di un’associazione felina, infatti, devono attenersi scrupolosamente a determinate regole, pena l’espulsione dall’associazione, e questo rappresenta di per sé una garanzia.

In un certo senso si potrebbe dire che proprio queste linee guida per allevatori, stabilite dalle associazioni riconosciute, rappresentino almeno simbolicamente l’insieme delle norme che gli “allevatori di gatti” devono seguire.

Va da sé che leggi e regolamenti ufficiali non impediscono a nessuno di far riprodurre i gatti come crede. Tuttavia, gli animali lasciati liberi all’aperto stanno diventando un'eccezione, in alcune regioni d’Europa: sempre più amministrazioni comunali stanno introducendo la castrazione obbligatoria. Si tratta in ogni caso di un aspetto che poco ha a che vedere con gli allevatori seri, i quali non consentono certo ai loro gatti di circolare liberi all’esterno in contesti privi di protezione.

Le linee guida e i rischi dell’allevamento estremo

La nostra legislazione non stabilisce norme valide sul territorio nazionale, per quanto riguarda la professione di allevatore, né definisce con chiarezza i requisiti necessari per esercitarla. Tuttavia in Italia l’ANFI (Associazione Nazionale Felini Italiani) colma in qualche modo questo vuoto normativo fissando le proprie regole attraverso un documento ufficiale denominato appunto “Norme tecniche del libro genealogico del gatto di razza”.

All’interno di tale documento vengono normati tutti gli aspetti, dai requisiti di base necessari per avviare l’attività a quelli obbligatori per registrare l’affisso (vale a dire il nome ufficiale dell’allevamento, che viene poi trasmesso ai gatti). Un allevamento serio deve per forza di cose fare riferimento ed iscriversi all’ANFI e quindi attenersi alle linee guida nazionali in fatto di allevamento felino.

Un aspetto critico di grande rilevanza, per chi ha a cuore il benessere degli animali, è quello legato al cosiddetto allevamento estremo. Una ordinanza dell’Ufficio federale della Sicurezza Alimentare e Veterinaria (USAV) entrata in vigore il 01/01/ 2015 stabilisce che alcune razze animali con determinate caratteristiche estreme (come i cani nani dal peso inferiore a 1500 gr da adulti) non possano essere allevate. È il caso anche dei gatti con le zampe anteriori estremamente corte, definiti “gatti canguro”. L’articolo 9 al comma C vieta espressamente l’impiego di animali nell’allevamento se:   

gli animali fanno parte di una varietà di allevamento che per costituzione fisica o capacità:

  1. non può essere tenuta secondo le necessità della specie,
  2. non può assumere una posizione corporea fisiologica,
  3. non può spostarsi secondo le necessità della specie,
  4. non può nutrirsi o allevare la discendenza senza l’aiuto di esseri umani.“

 

Grazie a questa norma, nel nostro Paese alcune razze estreme non sono ammesse, anche se molto può ancora essere fatto per impedire che sedicenti allevatori infliggano sofferenze inutili ad animali allevati al solo scopo di ricavare facili guadagni, senza rispetto per la tutela della specie e per la sua salute.

I gatti privi di pelo come lo Sphynx, ad esempio, in alcuni Paesi come la Germania sono ammessi a condizione che abbiano le vibrisse. Nel 2015, infatti, un tribunale tedesco ha ordinato la castrazione di un maschio Sphynx privo di vibrisse in quanto una relazione veterinaria aveva stabilito come l'assenza di vibrisse in un gatto vada considerata il risultato di un allevamento estremo, assimilabile alla tortura. Per la stessa ragione, sempre in Germania, nel 2018 il tribunale amministrativo di Amburgo ha vietato a due allevatori di Sphynx di continuare a far riprodurre gatti di questa razza.

La disponibilità finanziaria come ulteriore requisito

Oltre al quadro normativo a cui fare riferimento e alla conoscenza di base della genetica, per allevare gatti è necessario disporre prima di tutto di una certa tranquillità economica. Per questo motivo, il consiglio è quello di avventurarsi nel mondo incerto dell'allevamento felino solo se dispone di una buona base finanziaria.

Gli esami medici indispensabili per poter procedere con la riproduzione mirata di gatti e le necessarie cure postnatali da riservare ai gattini, infatti, sono passaggi particolarmente costosi. Inoltre, nel caso in cui le fattrici o i loro cuccioli dovessero sviluppare patologie impreviste, le spese mediche possono rivelarsi particolarmente onerose.

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I ricavi degli allevatori vengono tassati?

Ciò che molti allevatori di gatti non hanno chiaro quando avviano la loro attività è che i redditi derivanti dalla vendita di gatti sono soggetti ad imposte, in Italia come nella maggior parte dei Paesi europei. Questo indipendentemente dal fatto che si aderisca o meno ad un'associazione riconosciuta. Ciò significa che gli allevatori felini devono necessariamente emettere fattura e dichiarare i profitti derivanti dalla vendita di gatti all'ufficio delle imposte.

Questo non implica, ovviamente, che gli allevatori non possano detrarre parte delle spese: ogni Paese in questo senso si regola in maniera differente ma sono ovviamente previste diverse voci detraibili. I costi tuttavia non sono esigui: si va dagli alimenti alle spese veterinarie per le vaccinazioni, senza contare tutti gli arredi necessari in un allevamento come i tiragraffi e i vari accessori quali giochi e letti per gatti. Gli allevatori devono sostenere anche i costi per le esposizioni feline: tasse di iscrizione, spese di alloggio in hotel, spese di viaggio... Se detratte queste voci di spesa rimane del profitto, questo va comunque tassato.

La cessione di un gatto è soggetta ad IVA?

In Italia la cessione di cani e gatti è soggetta all'imposta sulle vendite: chi compra un animale domestico deve richiedere ricevuta fiscale o fattura all’allevatore. Si tratta di un obbligo fiscale e al tempo stesso di una garanzia per l’acquirente: se in un secondo tempo ci si rendesse conto che l’animale presenta difetti genetici o patologie riconducibili alla selezione, il proprietario può rivalersi nei confronti dell’allevatore e far valere i propri diritti.

Occorre tuttavia fare una doverosa differenziazione tra gli allevamenti di professionisti, i quali per esercitare dispongono di una partita iva e hanno quindi l’obbligo di emettere fattura, e gli allevamenti amatoriali (sotto i 30 cuccioli l’anno), i quali possono non disporre di una partita iva e rilasciano quindi soltanto una ricevuta di pagamento.

In ogni caso, se vuoi aprire un allevamento felino e cerchi informazioni in merito alle imposte da pagare, al regime fiscale e alle voci di spesa che potrai detrarre, ti consigliamo di rivolgerti ad un consulente fiscale o ad un allevatore professionista di comprovata esperienza.

Restando in tema di allevatori che svolgono la loro attività a livello di hobby, va detto che in pratica si possono definire amatoriali tutti gli allevamenti felini: è ben difficile, infatti, che un allevatore viva esclusivamente del reddito che proviene dal suo allevamento.

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L’iscrizione ad un’associazione di allevatori felini

Essere un allevatore responsabile significa anche iscrivere la propria attività ad un’associazione felina riconosciuta. È un modo per restare in contatto con altri appassionati di gatti dediti all’allevamento e scambiare reciprocamente le proprie esperienze. Si tratta di qualcosa che dovrebbe essere in qualche modo scontato, sebbene non esista alcun obbligo di legge ad aderire ad un’associazione riconosciuta. Fortunatamente, per la maggior parte degli allevatori il rispetto delle norme che regolano questo settore e che tutelano il benessere degli animali è una cosa naturale ed implicita. Dopotutto, un allevatore desidera che i suoi animali stiano bene.

Le linee guida che un allevatore di gatti deve seguire

Per un allevatore, le linee guida sull'allevamento felino stabilite dalla sua associazione di riferimento sono norme di enorme importanza. Infatti, soltanto i membri di un’associazione felina riconosciuta possono vendere gattini corredati di tutta la documentazione ufficiale e di regolare pedigree.

Per avere tale facoltà, l’allevamento deve necessariamente aderire a determinate linee guida stabilite dall’associazione a cui si iscrive. I diversi club nazionali di solito si attengono a loro volta alle linee guida delle grandi associazioni internazionali le quali sono tutte - a parte piccole sfumature – grossomodo conformi.

La richiesta dell‘affisso

Ad esempio, le linee guida per gli allevatori felini includono l’obbligo di richiedere l’affisso, ossia il nome che si intende utilizzare per l’allevamento. L’uso di tale nome, che diventa anche il “cognome” degli animali ceduti, in Italia deve essere autorizzato dall’associazione ANFI, la quale verifica che non sia già in uso nel Paese e nel resto d’Europa. Per farlo l’ANFI consulta il database della FIFe (Fédération Internationale Féline). Una volta autorizzato l’affisso, questo viene aggiunto al nome di tutti i gattini. Ad esempio, se qualcuno decide di chiamare il proprio gattino Misha e l’animale proviene da un allevamento denominato “Piccoli Peluche”, il gatto si chiamerà "Misha dei Piccoli Peluche", almeno sulla carta.

Requisiti sanitari

Le linee guida sull'allevamento felino riguardano anche la salute della mamma gatta: quando si può iniziare a farla accoppiare a scopo riproduttivo? Di solito ci sia attiene all'età minima di un anno. Con che frequenza e in quale arco di tempo la fattrice può avere i piccoli? Dopo tutto, per la mamma gatta ogni cucciolata è una sfida, a livello fisico.

Oltre a ciò, gli allevamenti di animali domestici sono soggetti ad una profilassi sanitaria con norme ben precise. Queste includono in particolare l’obbligo di effettuare le vaccinazioni contro la rabbia, la panleucopenia felina e il raffreddore felino.

Le linee guida specificano altrettanto dettagliatamente agli allevatori quali accoppiamenti sono vietati. Con poche eccezioni, che devono essere autorizzate espressamente, non sono ammessi gli incroci tra razze diverse, ad esempio. Inoltre, nel caso in cui un incrocio tra esemplari con determinate caratteristiche di colore rappresenti un potenziale rischio per la salute dei gatti, gli allevatori devono presentare richiesta di autorizzazione alla loro associazione di riferimento, prima di poter far accoppiare i due esemplari in questione. È il caso, ad esempio, dell'accoppiamento di due gatti entrambi con gli occhi azzurri.

Regolamentazione dettagliata

Che ne è della tariffa per l’accoppiamento se un tentativo effettuato con un maschio portatore di una caratteristica che non fa parte della razza non ha avuto successo? A che età e con quali documenti i gattini possono essere affidati definitivamente ai loro nuovi proprietari? Tutti questi importanti aspetti sono dettagliati nelle linee guida dell'associazione felina a cui ci si iscrive.

Sono molti gli aspetti normati a cui l’allevatore deve fare riferimento, per tutelare innanzitutto la salute degli animali e della razza. In ogni caso, prima di decidere di dedicarsi professionalmente all’allevamento di gatti di razza, è opportuno che il potenziale allevatore si informi accuratamente in merito alle linee guida dell’ANFI e delle varie associazioni che all’ANFI fanno riferimento. Tali norme per altro sono importanti anche per gli acquirenti, in quanto dicono molto sulla serietà dell’associazione di riferimento scelta dall’allevatore e sul suo atteggiamento nei confronti del benessere degli animali che decide di allevare e vendere.

Violazione delle norme sull‘allevamento di gatti

Nel caso in cui un allevatore di gatti violi le regole dell’associazione alla quale è iscritto, ciò non si configura come una violazione della legge bensì come una violazione delle norme interne all’associazione. Di solito nelle stesse linee guida dell’organizzazione viene esplicitato cosa accade qualora un allevatore non rispetti tali regole.

Ad esempio, un'associazione può escludere dai suoi soci un allevatore, spesso dopo un primo avvertimento, nel caso in cui questi non abbia rispettato il regolamento. Di conseguenza, la tale associazione non invia più all’allevatore i certificati genealogici dei suoi gattini e – verosimilmente a ragion veduta – questo allevatore non rientrerà più tra gli allevatori fidati, a meno che non venga accettato da un'altra associazione.

Di solito le linee guida per gli allevatori felini sono consultabili online. Pertanto, prima di acquistare un gattino di razza, vale la pena leggere queste regole e conoscerle. Chiunque riscontri violazioni e irregolarità in un allevamento può contattare i responsabili dell'associazione a cui fa riferimento e segnalarlo. Tuttavia, il consiglio è quello di parlare sempre prima direttamente con l'allevatore ed esporre i propri dubbi.

Accanto alle leggi e alle linee guida relative all'allevamento felino, vorremmo richiamare la tua attenzione anche su altri aspetti legali connessi, i quali sono particolarmente importanti quando si parla di compravendita di animali domestici. Ad esempio, cosa accade se si scopre che il gattino acquistato presso un allevatore è malato? E quali garanzie offrono realmente i contratti di vendita/cessione? Abbiamo raccolto le risposte a queste e ad altre importanti domande sul tema nell’articolo del nostro magazine intitolato I principali diritti e doveri di un allevatore di gatti.

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